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Giovanni Bignami: European Elections 2009

Hanno detto di me:

Selezione di rassegna stampa:

La mia proposta per la candidatura alle Elezioni Europee del 2009:

Giovanni Bignami"Più ricerca in Italia. Più futuro in Europa."

LA RICERCA PRODUCE INNOVAZIONE, RICCHEZZA, SAPERE E CULTURA.

UNO SCIENZIATO ITALIANO AL PARLAMENTO EUROPEO, PER PORTARE LA RICERCA ITALIANA IN EUROPA E I FONDI EUROPEI IN ITALIA

Guarda il Volantino di Giovanni Bignami.

 

 

 

  1. Solo con l’innovazione ci può essere più lavoro, e più lavoro di qualità
  2. Solo con la ricerca guariremo da malattie oggi incurabili
  3. Solo con la ricerca avremo energia pulita e a buon mercato
  4. Solo con la ricerca salveremo l’ambiente, per migliorare la qualità della vita
  5. Solo con la ricerca salveremo il patrimonio di cultura da lasciare ai nostri figli

Un esempio per tutti: il WEB fu inventato vent’anni fa da un fisico europeo, come me. Prima non c’era. Oggi non viviamo senza WEB, siamo tutti connessi.

Nel 2012, l’Europa investirà 10 Miliardi di euro in ricerca. DOBBIAMO ESSERCI ANCHE NOI.

Al Summit dell'Unione Europea tenuto a Lisbona nel Marzo 2000, fu affermato che l'Europa per il 2010 doveva diventare la più competitiva e dinamica economia del mondo basata sulla "conoscenza", capace di crescita economica sostenibile, con più numerosi e migliori posti di lavoro, maggiore coesione sociale ed un ambiente sano.  Il concetto fu ribadito nel 2002 a Barcellona, quando  il Consiglio Europeo dichiarò che gli obiettivi di Lisbona si sarebbero potuti realizzare solo se gli investimenti europei nella ricerca fossero aumentati da 1,9% a 3% del prodotto lordo entro il 2010.

Tuttavia nel 2010 l'Europa, pur avendo fatto cose egregie (quali la sua estensione pilotata a 27 Paesi e 500 milioni di abitanti, con un prodotto lordo ormai superiore a quello degli Stati Uniti) non sarà ancora l'economia più competitiva e dinamica basata sulla conoscenza e non investirà il 3% del suo prodotto lordo nella ricerca.

L'Italia, che compete con i Paesi meno ricchi dell’Unione nel dar il meno possibile alla ricerca,  ha la sua parte di responsabilità se l'obiettivo del 3% non verrà raggiunto l'anno prossimo. Penso che si potrebbe fare di meglio: l'aumento degli investimenti nella ricerca  è il primissimo compito dei responsabili della ricerca in Italia.

Fare meglio significa più ricerca e più sviluppo: più ricerca applicata, soprattutto per le industrie avanzate, quelle "knowledge-intensive" (chimico-farmaceutica, spaziale, telecomunicazioni ed informatica, energia). Più ricerca applicata significa, soprattutto, più ricerca fondamentale (biologia, chimica, fisica, matematica e tutte le altre scienze).

L'Italia deve collaborare nel creare una "macchina di ricerca" europea, che permetta ai finanziamenti previsti di servire agli scopi prefissi.

I meccanismi indispensabili sono:

•    Un Consiglio Europeo delle Ricerche che soppianti progressivamente i vari Consigli Nazionali,  e miri a coordinare e finanziare tutta la ricerca europea;

•    La creazione di una carriera unificata europea per studenti, ricercatori e accademici, che permetta loro di studiare, circolare liberamente e lavorare nei  vari Paesi migliorando continuamente la loro posizione. Quindi:

i) creazione di un unico titolo di studio Europeo,
ii) applicazione della carta Europea del ricercatore, 
iii) promozione e facilitazione  della mobilità a tutti i livelli,
iv) valorizzazione della ricerca amatoriale e dell'educazione che dura per tutta la vita.

•    Il potenziamento delle agenzie di ricerca europee (ESA, CERN, ESO, EMBO-EMBL etc.) e  la creazione di centri di eccellenza Europei, che passi per la valorizzazione di quelli esistenti. Qui l'Italia dovrà anzitutto promuovere i centri nazionali che già possiede, e difendere  il ruolo dei centri europei sul territorio Italiano (JRC di Ispra, ad esempio per la sicurezza nucleare), di Monterotondo (banca del genoma), di ESRIN (telerilevamento e ambiente), di Parma (Agenzia Europea per la sicurezza alimentare)  etc.

OBIETTIVI

1.    Innovazione, per avere  più lavoro, e più lavoro di qualità.

Il Nord Ovest d'Italia, che ha una popolazione maggiore di quella di 19 dei 27 stati dell’Unione Europea, può puntare ai settori (alcuni esempi):
•    bioindustria
•    telecomunicazioni
•    agroalimentare (qualità, sicurezza, innovazione), floricoltura (già molto avanzata in Liguria)
•    materiali ed energie alternative
•    aerospazio
•    nuove tecnologie: nanotecnologie e nanoscienze

2.    Affrontare con consapevolezza il problema energetico.

Sono convinto che il fabbisogno energetico Italiano possa essere coperto sfruttando cinque fonti, che  dovrebbero contribuire grossomodo in egual misura.
•    La prima fonte, irrinunciabile, è il risparmio energetico.
•    La seconda viene dall'insieme delle fonti rinnovabili di energia (idrica, solare, eolica etc.).
•    La terza è il carbone.
•    La quarta è data dagli idrocarburi fossili, petrolio e gas.
•    L’ultima è l'energia nucleare. Per l'energia nucleare, il problema è anzitutto politico e culturale. Tuttavia, le priorità sono chiare. Occorre individuare al più presto i siti (problema essenzialmente politico), e occorre avere un piano preciso su come disporre delle scorie, basandosi sul loro riciclaggio, oggi possibile.  Per individuare i siti può essere opportuno pensare ad una politica di incentivazione diretta agli enti locali oppure ai cittadini perché siano disposti ad accettare centrali nucleari. Prima di partire, comunque, occorre un serio studio sulla sicurezza del nucleare in Italia. Per questo scopo, propongo un forte potenziamento del centro di Ispra.  Si può, quindi, pensare di dare un nuovo obiettivo al centro di ricerche  europeo di Ispra (JRC), che da anni attende di avere un suo ruolo nella ricerca Europea. Sul piano politico internazionale la situazione non è semplice. Francia e Germania hanno recentemente deciso di seguire vie diverse nello sviluppo nucleare e l'Italia dovrà fare la sua     scelta. Ma la scelta non dovrà esser fatta alla cieca.

3.    Ambiente sano e sicuro

•    riduzione dell'inquinamento prodotto dall'uomo (trattamento dei rifiuti, senza dimenticare l’inquinamento luminoso che ci impedisce di vedere le stelle),
•    sicurezza alimentare,
•    sicurezza delle abitazioni,
•    controllo del territorio a livello europeo per prevenire e mitigare i disastri naturali, quali le inondazioni, gli incendi di boschi, le eruzioni vulcaniche, i sismi. Applicazioni spaziali già sono attive e potranno essere ulteriormente estese in questa direzione.  In Liguria esistono  già affermati istituti per la ricerca sul mare, in Val d'Aosta sulla glaciologia, in Lombardia sull’Ingegneria sismica, solo per citarne alcuni, che andranno potenziati.

4.    Ricerca farmaceutica e biomedica

•    regolamentazione a livello europeo le donazioni di sangue e di organi.
•    regolamentazione laica (ma non per questo priva di etica) del testamento biologico, con definizione del principio e della fine della vita. Un esempio concreto in questo campo può essere quello di ottenere a livello europeo una normativa per la raccolta dei cordoni ombelicali .
•    regolamentazione laica della ricerca sulle cellule staminali

5.    Valorizzazione del patrimonio culturale Europeo per una vita gradevole ed intellettualmente stimolante.

Il patrimonio culturale Europeo deve essere valorizzato attraverso:
•    la protezione, conservazione e restauro delle opere d'arte (basate sulla ricerca di sempre migliori tecniche), settore in cui l'Italia già non teme rivali,
•    la promozione dell'istruzione permanente con mezzi di comunicazione avanzati e strutture multimediali,
•    la disponibilità di reti informatiche ad alta velocità, raggiungibili da tutti

Investiamo bene la nostra ricchezza

Nel 1967, quarantadue anni fa, il grande genetista Adriano Buzzati Traverso si chiedeva "se gli Italiani fossero intelligenti" e scriveva:
"Intelligenti come pretendiamo di essere non ci siamo accorti che la principale sicurezza nostra è costituita dal patrimonio di cervelli e di capacità potenziali della nostra popolazione: infatti gli investimenti pubblici e privati per utilizzare questa ricchezza sono minimi, assai più piccoli  di quanto potremmo fare e di quanto, fatte le debite proporzioni, altri popoli più intelligenti vanno da tempo facendo".

La ricchezza c'è. Cerchiamo una volta tanto di essere intelligenti e di investirla bene.

 

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