Crisi? Una ragione in più per guardare alle stelle(articolo di Giovanni Bignami apparso sullo Herald Tribune in data 26 Novembre 2009) Potrebbe essere una grande opportunità per lo spazio in Europa, ammesso che non venga buttata via. I ministri dei 18 paesi dell’agenzia spaziale europea si incontreranno tra pochi giorni all’Aia per decidere la politica ed il budget dell’Agenzia dei prossimi 3 anni. L’Italia avrà la Presidenza. Le potenza spaziali del mondo osserveranno attentamente: dalla Cina, che va decisa verso la Luna, alla Russia, sempre misteriosa, all’India, in crescita ad un ritmo vertiginoso, al Giappone e ad altri.
Ma, soprattutto, la Nasa presterà particolarmente attenzione. L’opportunità per l’Europa potrebbe venire fuori proprio dalla data scelta per l’incontro. La nuova amministrazione di Barack Obama non ha ancora stabilito una nuova politica per la NASA e si potrebbe sentire più libera di prima nel tenere in conto la posizione europea. Una nuova dimensione di collaborazione potrebbe allora svilupparsi tra le due potenze spaziali più importanti del mondo. Ecco perchè è imperativo che i Ministri d’Europa pensino in grande. In gioco non c’è soltanto un New Deal con la NASA, ma ben di più: una presenza significativa sulla attuale e futura scena spaziale mondiale.
Se i Ministri perdessero questa opportunità a causa delle loro solito antagonismo parrochial-nazionalistiche non ci sarà un’altra possibilità per tre anni. Ma, a quel punto, il resto del mondo sarà andato avanti, relegando l’Europa nella periferia dello spazio.Pensare in grande in un momento di crisi finanziaria? Ma certo, è proprio la cosa da fare.
Nel 1656 il papa Alessandro VII Chigi fece molta fatica a convincere i suoi cardinali a finanziare il colonnato del Bernini che incornicia piazza San Pietro. Quella del Bernini era la più bella, grandiosa ed audace di tutte le proposte ricevute. Ma, naturalmente, era anche la più cara. I cardinali continuavano a ripetere che il paese attraversava una profonda crisi economico finanziaria, e tecnicamente avevano ragione, davanti a un crollo vertiginoso dell’equivalente seicentesco della borsa valori del Vaticano. Ma Papa Chigi (che diede il nome a Palazzo Chigi…) aveva la visione che le circostanze richiedevano. Senza dubbio con un po’ di aiuto dallo Spirito Santo, convinse i suoi spilorci Cardinali che un progetto grandioso era esattamente quel che ci voleva in un momento di crisi. Oltre ad essere bellissime, la costruzione di tutte quelle colonne creava un sacco di lavoro di posti di lavoro, proprio quello che ci voleva per stimolare l’economia. Come risultato, oggi, entrando in piazza San Pietro, restiamo a bocca aperta e pensiamo con gratitudine ad un papa coraggioso.
L’Europa e l’ESA hanno di che essere fiere dei loro recenti successi: dall’osservare l’origine dell’antimateria nel centro della nostra galassia, dal fotografare la dinamica dell’atmosfera venusiana, dal controllare la terra con il più grande satellite al mondo dedicato all’ambiente, dall’attraccare il primo veicolo europea alla stazione spaziale internazionale, al laboratorio Columbus sulla SSI al far partire Galileo, il programma europeo di navigazione, L’ESA può guardare agli ultimi anni come i migliori della sua vita di 33 anni come potenza spaziale.
Nel frattempo la NASA, il nostro fratello maggiore, ha fatto perfino di più. Pensiamo all’incredibile esplorazione robotica della superficie di Marte, del recupero di polvere cometaria intatta, del lancio di Fermi, cioè del più potente osservatorio gamma mai costruito. Tutto ciò pur proseguendo senza esitazioni il completamento della SSI e cercando con determinazione di dare un senso alla visione di Bish del 2004 sul “ritorno sulla Luna”. E’ vero, la NASA incontra enormi problemi di cassa in questo suo sforzo, ma, alla fine, è una nazione sola con un programma solo, è da mezzo secolo nello spazio, evvai!
La vecchia Europa, invece, è ancora molto lontana dall’essere un’unica nazione. Quando Terenzio scrisse “quot homines, tot sententiae” non pensava che si sarebbe potuto applicare alle nazioni che pensano solo alle proprie priorità caserecce. L’ESA rappresenta 16 dei 27 stati dell’Unione, più Svizzera e Norvegia che nell’Unione non sono. Sono comunque più di 20 secoli di storia, più di 20 lingue e una pesante eredità. La prima sfida è proprio in questa diversità culturale nel trovare una concordia e trasformare la diversità in ricchezza.
Però, almeno per la scienza, gli europei hanno dimostrato di essere capaci di trovare accordi. Basta pensare al CERN, laboratorio europeo di fisica, partito sulle rovine di una guerra devastatrice ed ora campione del mondo. Gli scienziati spaziali europei hanno costruito insieme la loro Cosmic Vision, un libretto dove presentano le priorità europee, ma anche offrono possibilità di collaborazione con la NASA ed altre agenzie. Tutto ciò dovrebbe dare ai Ministri un senso di sicurezza, gli scienziati sono ben organizzati e sanno cavarsela, garantendo un buon uso per quella piccola frazione del budget dell’ESA (circa il 12%) dedicato alla scienza. Dobbiamo ringraziare i padri fondatori dell’Agenzia Spaziale Europea per avere assicurato alla scienza una nicchia protetta. Loro sapevano quanto essenziale sia un programma scientifico come fondamento di tutte le applicazioni. Ma lo spazio europeo è molto di più che scienza: scherzando si dice che ESA vuol dire Esplorazione, Scienza, Applicazioni. E la brutta faccia della discordia, potrebbe apparire, ma speriamo di no, proprio nell’esplorazione sia robotica, sia umana.
L’Europa ha già mostrato quanto valga nell’esplorazione del sistema solare. ESA ha visitato tutte le atmosfere del nostre sistema solare ed un robot europeo sarà il primo ad atterrare su una cometa. Ma c’è il pericolo, a meno che sia capace di pensare in grande ed in armonia, che l’ESA perda la possibilità di essere la prima anche a fare l’esplorazione tridimensionale della superficie di Marte. a missione, Exomars, che contiene per la prima volta il carotaggio della superficie marziana fino a 2 metri di profondità è adesso alla nostra portata, nonostante i grossi problemi di costi e tempi. Exomars sarà una manna di innovazione tecnologica, soprattutto per l’industria spaziale italiana, che conduce il progetto. Bisogna assolutamente trovare una soluzione di contenimento dei costi: non possiamo fallire. Una risposta potrebbe essere in una più profonda collaborazione con la NASA e con la Russia.
Esplorazione significa però anche mandare esseri umani nello spazio, prima di tutto alla SSI, solo che abbiamo tutti un grosso problema. In previsione della fine del programma Shuttle, l’accesso alla Stazione diventa difficile, aspettando il Godot di un nuovo sistema di trasporto della NASA. E, per favore, non cadiamo nel dilettantismo di pensare che il settore privato possa sostituire quello pubblico, almeno nel prossimo decennio, che è poi il tempo di vita utile della stazione.
Grazie a Dio, Slava Bogu, ci sono i nostri amici russi con la vecchia e gloriosa Soyuz, il prezzo della quale, naturalmente, aumenterà alquanto. l’Europa? Certo noi abbiamo già un potente lanciatore, un eccellente sistema di trasporto merci ed un attivo corpo di astronauti che aspettano solo di andare a piroettare sulla Stazione. Insomma, siamo pronti anche noi per l’esplorazione umana. Per portare un equipaggi europeo nello spazio si richiede semplicemente di avvitare qualche seggiolino nella capsula cargo (e sapranno ben farlo sia a Bremen sia a Torino) e naturalmente pensare ad un rientro un po’ più dolce che non l’attuale, nel quale la capsula cargo brucia nell’atmosfera. Perché non essere capaci di portare i propri astronauti nello spazio è un limite inaccettabile per un continente che voglia darsi un futuro spaziale, specialmente poi, come nel caso dell’Europa, quando ci siamo così vicini.
Se poi pensiamo ad una visione più a lungo termine, dopo la stazione spaziale, ancora una volta abbiamo bisogno di una collaborazione molto più stratetta con la NASA. I nostri riferimenti devono essere la Cina e l’India, paesi non più emergenti ma largamente emersi nello spazio, che, pur avendo un disperato bisogno di attività applicative per la sopravvivenza (molto più di noi) scelgono di investire in esplorazione. In Europa dovremmo vedere questo segnale forte e chiaro e cominciare almeno a studiare le tecnologie necessarie per andare al di là della Terra.
Infine, ma non per ultimo, i programmi relativi alle applicazioni. Sono programmi dedicati ad obiettivi di politica pubblica europea, basati sul bisogno delle industrie e della qualità della vita dei cittadini individuali, i bisogni intellettuali dei quali sono invece soddisfatti dal programma scientifico e di esplorazione. Gli argomenti delle applicazioni sono ben noti: dal monitoraggio globale del nostro ambiente, alla meteorologia, alle tecnologie per la navigazione che completeranno Galileo, alle telecomunicazioni. Su tutto, è in corso un dibattito, tipicamente Europeo, tra l’ESA e l’Unione. La prima pensa che la seconda dovrebbe prendersi carico di gran parte dei costi di questi programmi proprio a causa della loro importanza politica e che la ESA stessa debba finanziare la parte di sviluppo, lasciando il resto all’Unione. L’Unione stessa, essenzialmente, ci sta ancora pensando.
Nel frattempo, l’ESA dovrebbe prendere l’iniziativa. Scelga di far partire, o rafforzare, programmi come quello dedicato al controllo globale dell’ambiente e della sicurezza ed altri nei quali c’è spazio per l’innovazione, pensando anche ad integrare applicazioni spaziali con sistemi terrestri, educando i potenziali utenti. Naturalmente, quando si fa la somma di E+S+A, come descritto sopra, vien fuori un conto che getta nel panico i Ministri Europei delle finanze, soprattutto in un momento di crisi, come ci ripetono. Sono più do 10 miliardi di Euro su 3 anni. Ma i Ministri dovrebbero cogliere l’occasione, proprio perché siamo in una crisi. Un simile investimento avrà un beneficio duraturo sull’economia globale del continente, contribuirà a costruire quella società basata sulla conoscenza, che è alla base dell’Unione Europea, mentre farà dell’Europa del futuro una vera protagonista di tecnologia ed innovazione. Vogliano quelle bellissime ed eterne colonne del Bernini ispirare i nostri Ministri spaziali, prima fra tutti la nostra Ministra Gelmini, Presidente della riunione. Noi, gli scienziati di oggi, non possiamo, purtroppo, chiamare in aiuto lo Spirito Santo.
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